Catch & Release

Il Catch & Release (dall’inglese catturare e rilasciare) è una filosofia di pesca per la quale non si uccide il pesce
pescato,qualsiasi sia la tecnica di pesca utilizzata,ma si rilancia in acqua.Non ci sono notizie certe sull’origine
di questo comportamento,ma possiamo dare per certo che abbia avuto inizio negli Stati Uniti negli ambienti
della pesca con la mosca e della pesca a spinning al black bass o persico trota.Queste due tecniche di pesca, la
pesca a mosca e lo spinning,sono tutt’ora le discipline alieutiche che supportano maggiormente e praticano il
Catch & Release.Studi scientifici di varie facoltà di ittiologia internazionali e la marcatura dei pesci catturati,
hanno dimostrato senza ombra di dubbio che i pesci liberati non solo sopravvivono a lungo, ma possono
essere ricatturati. L’impatto ambientale dei pescatori che praticano questa tecnica è quasi nullo dato che la
popolazione ittica di una determinata area non viene in questo modointaccata da un prelievo indiscriminato.
Rilasciare il pesce pescato,per chi condivide,attua e diffonde la pratica del catch and release,non è solo segno
di civiltà e rispetto ambientale,ma rappresenta una vera filosofia e approccio alla pesca, dove alla gioia della
cattura si aggiunge la felicità del vedere l’animale appena catturato di nuovo libero.

Punti base del Catch & Release

La tecnica del Catch & Release, che consente di rilasciare i pesci catturati recando loro pochi danni e
permettendone la successiva sopravvivenza,consiste in alcune regole basilari:

1.Usare ami singoli e senza ardiglione:

gli ami multipli (ancorette) e gli ami con ardiglione provocano al
pesce ferite gravi che ne mettono in pericolo la sopravvivenza. Usando ami singoli e privi dell’ardiglione
potremo slamare più facilmente il pesce e senza provocargli danni.Normalmente l’amo senza ardiglione non
aumenta in modo significativo la percentuale di slamature durante il ricupero del pesce.

2. Recuperare e slamare il pesce velocemente:

il pesce durante il recupero lotta strenuamente per liberarsi.
Questa lotta impari provoca uno stress grave con rilascio di un livello eccessivo di acido lattico. Sintomo di
questo stress eccessivo causato da un ricupero lento è la posizione che il pesce assume dopo esser stato
rilasciato: sta fermo a lungo e, nei casi più gravi, si abbandona in posizione orizzontale alla corrente.
Ugualmente importante è la slamatura veloce favorita dall’assenza dell’ardiglione sull’amo. Il pesce può
sopravvivere fuori dell’acqua solo per pochi minuti ed è opportuno ridurre questo tempo a pochi secondi.

3. Tenere il pesce in acqua

se nel recupero portiamo il pesce sin sopra riva, specie se sabbiosa o sassosa,
ciò gli cagionerà altre ferite causate dagli urti o dallo sfregamento su di una superficie ruvida.Rammentiamo
che la pelle del pesce è ricoperta da un muco protetivo e che la perdita di questo muco causata dallo
strusciamento sul terreno può determinare infezioni da parassiti. Il pesce va quindi rilasciato mentre è ancora
in acqua.

4. Maneggiare delicatamente il pesce con le mani bagnate:

essenziale non toccare il pesce con le mani
asciutte: subisce un shock termico dovuto alla differente temperatura del nostro corpo (36°) rispetto a quella
del suo corpo che coincide con quella dell’acqua in cui vive. Bagnarsi le mani riduce abbastanza lo shock
termico ed evita anche l’asportazione del muco superficiale.La delicatezza e l’attenzione nel maneggiarlo è
altrettanto importante: bisogna evitare di stressare particolarmente le branchie e di stringerlo con forza. Il
retino, se ha una rete senza nodi, può essere d’aiuto purché si stia attenti a non far impigliare le maglie della
rete con le branchie.

5. La slamatura

oltre a fare tutto ciò delicatamente e velocemente mantenendo il pesce in acqua, è
opportuno utilizzare delle pinze (come le pinze emostatiche). Il pesce allamato profondamente (ovvero il
pesce al quale l’amo si è aggrappato all’esofago e non alla bocca) non deve essere slamato. In questo caso la
slamatura provoca ferite assai gravi in parti vitali: è meglio tagliare la lenza.Come valida alternativa al taglio
della lenza, esiste da poco tempo (da Ottobre 2006) uno slamatore (Larchy) in grado di localizzare l’amo,
liberarne l’ardiglione ed invertirne la posizione anche nel più profondo dell’esofago ed estrarlo senza il
pericolo del riaggancio sul percorso verso l’esterno, cosicché le ferite di cui sopra sono ridotte al minimo.
Poiché il tutto si svolge in modo automatico, l’operazione é svolta in maniera rapida, sicura, mentre il pesce
rimane in acqua e senza la necessità di afferrarlo.

6. La rianimazione:

se il pesce è esausto non va lasciato andare immediatamente: occorre mantenerlo
in acqua tenendolo con le mani e contro corrente. Muovendolo un poco in avanti ed indietro si fa entrare
l’acqua e quindi l’ossigeno nelle sue branchie e lo si rilascia solo quando inzia a muoversi da solo cercando di
liberarsi.

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